Viaggiare fa rima con… felicità!

Con Tomaso Bonazzi | 11:36

Le Happy Island in Malesia

Viaggiare ci permette di ampliare i nostri orizzonti, ci fa sentire cittadini del mondo e, di questi tempi, è una cosa di cui vantarsi.

Sicuramente possedere oggetti interessanti dice tanto di una persona, ma quando si esagera si diventa “maniaci dello shopping”. Quando invece si viaggia “troppo”, si è considerati dei jet-setter. Una definizione decisamente migliore!

L’Università di Jena, in Germania, ha pubblicato pochi mesi fa un interessante documento sull’effetto del viaggio e del vivere all’estero sulla personalità delle persone.

La misurazione delle cinque grandi dimensioni della personalità in un gruppo di studenti universitari tedeschi (alcuni dei quali studiavano a casa, altri all’estero) ha fatto emergere un quadro a dir poco stupefacente. Coloro che viaggiavano sono risultati più estroversi, in grado di comprendere maggiormente le regole e di raggiungere nuovi obiettivi, oltre ad apparire più “aperti” alle nuove sfide.

Essere in grado di coinvolgere gli altri, di portare a termine i compiti o essere avventurosi non garantisce certamente la felicità dalla sera alla mattina, ma essere dotati di queste qualità è sicuramente un ottimo punto di partenza. E tutto questo perché si è deciso di trascorrere del tempo viaggiando o vivendo all’estero.

Prendiamo pillole e ci confidiamo con i terapeuti quando dovremmo investire quel denaro in esperienze in grado di cambiarci la vita. Quelle che ci fanno ricominciare da capo e ci permettono di fare spazio nella nostra mente a ciò che è veramente importante.

Il viaggio è un’esperienza che comincia ancor prima di uscire da casa. Il tempo trascorso a navigare su internet, a cercare su ogni sito web e app mobile l’offerta migliore o la meta dei nostri sogni è terribilmente eccitante… e non dovremmo neanche preoccuparci della destinazione finale grazie ad app come Skyscanner o ad un viaggio InterRail. Dopotutto, lasciarsi andare fa parte del divertimento!

Viaggiatrici felici

La “comfort zone” è una condizione comportamentale in cui agiamo liberi da ogni stress o ansia e si trova in tutto ciò che ci circonda ogni giorno e che conosciamo a menadito. Viaggiare o apprendere cose nuove ci spinge fuori dal nostro ambiente di riferimento, ma è l’unico modo per evolversi e ampliare ancora di più la nostra comfort zone originale.

Viaggiare ci rende felici perché ci promette di conoscere ciò che è “sconosciuto”. Siamo esseri curiosi attratti da quello che risiede fuori dalla foresta: l’esplorazione e l’avventura sono scritte nel nostro DNA. Se trasformassimo tutte le vacanze in esperienze di viaggio, cominceremmo a sognare e a godere ogni istante dell’emozionante futuro davanti a noi.

Prima di partire per l’Asia con uno zaino in spalla, rendiamoci conto che una nuova esperienza di viaggio può essere qualsiasi cosa che non facciamo normalmente, ma che vorremmo tanto provare… anche a casa! Dal giocare a golf al gustare qualche cibo esotico e sorprendente, qualsiasi cosa che si aggiunga alla nostra esperienza di “felicità”.

In altre parole: quante volte ci capita di annoiarci? L’unico modo per uscire dalla monotonia di tutti i giorni è sfidare noi stessi. Non ci rimane che iscriverci a lezioni di pittura, anche se non abbiamo alcun talento o partire per un viaggio in un Paese del quale non conosciamo la lingua. Iniziamo a vivere!

 

Photo credit: thienzeiyung

Photo credit: pedrosimoes7

 

Hai appena letto una libera rielaborazione dell’articolo originale “Why traveling means happiness”, presente nel blog internazionale di NH Hoteles.

 

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