Le migliori destinazioni “Green”

Non c’è una definizione standard per definire una città “green”, ma per scoprire se lo sia veramente, esperti del settore hanno provato a definire l’impatto causato all’ambiente, ovvero la “carbon footprint”, misurando il nostro comportamento e studiando i dati emersi.

Com’è la qualità dell’acqua e dell’aria nella città? Quanto sono pulite le fonti di energia e quanto ne è efficiente la distribuzione e utilizzo? Ci sono delle politiche di riciclo e sufficienti impianti di trattamento dell’acqua? Sono disponibili sistemi di mobilità sostenibile? Quanti alberi ci sono per abitante? Possono quest’ultimi avere facilmente accesso a cibi naturali? Quante domande… ma sono quelle per incoronare una città come “regina dell’ecosostenibilità”.

Una bella sfida: assicurare la crescita senza compromettere il naturale ecosistema della citta è molto più duro e molto più costoso di un’irresponsabilità ambientale, ma gli esperti stanno evidenziando che non è più un’opzione, piuttosto un bisogno vitale.

Ogni anno la Yale University pubblica i dati e le conclusioni dell’indice di sostenibilità ambientale (EPI – Environmental Performance Index) che classifica il rendimento dei Paesi e le tendenze riguardanti le loro politiche ambientali – le leggi stesse e le loro corrette applicazioni – cosi come la salute ambientale.

Le migliori tre sono Svizzera, Lettonia e Norvegia – la top ten include soltanto un paese non-europeo, Costarica; le peggiori classificate sono Libia, Eritrea e Tajikistan. Nessuna di loro però sta veramente facendo alcun cambiamento in ambito globale. I 32.000 abitanti della Repubblica di San Marino promuovono forti leggi a salvaguardia di aria, acqua e terra: un vero esempio per tutti noi, ma una goccia nell’oceano.

Lussemburgo è un altro Paese interessante: la sua politica eco-friendly ripaga (al 4° posto nell’EPI), ma non è altrettanto attento nella qualità della vita (i tre vicini impianti nucleari in Germania e Francia la riducono drasticamente). Per un domani più verde, tutti noi dobbiamo impegnarci.

Numerosi protocolli internazionali provano a portare i governi mondiali intorno ad accordi ambientali vincolanti (come il protocollo di Kyoto), ma le comunità locali e le ONG sono le uniche ad avere veramente il controllo se guardiamo allo sforzo ambientale e alla di azioni intraprese.

Km di piste ciclabili e metropolitana leggera, vie mutate in intere aree pedonali portano ad una forte riduzione di emissioni di gas serra. Tempelhof, il vecchio aeroporto di Berlino, nel 2010 è diventato uno dei più grandi parchi cittadini sulla terra. Per diventare “regina dell’ecosostenibilità” è fondamentale un rifornimento energetico da fonti rinnovabili: Reykjavik, la capitale dell’Islanda, è considerata la città più verde del mondo e funziona interamente con risorse geotermiche e idroelettriche. Attualmente lo stato artico ha avallato un piano per diventare completamente indipendente da fonti fossili nel 2050. L’energia geotermica è abbondante e facilmente accessibile in questa isola vulcanica che potrebbe presto farla diventare la power-house d’Europa.

 

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